La collezione dei fossili, tesoro di inestimabile valore scientifico, soprattutto per il numero di specie rinvenute, considerata uno dei più ricchi e importanti patrimoni paleontologici a livello europeo, finalmente ha trovato un'adeguata sistemazione nei locali del Museo Paleontologico “Luigi Boldrini” di Pietrafitta.
Il Museo prenderà il nome di colui che negli anni sessanta, ispezionando sistematicamente e continuamente gli scavi, in qualità di assistente capoturno di Miniera, iniziò a costituire la prima raccolta paleontologica, Luigi Boldrini; la cui passione può essere pienamente colta dai suoi stessi scritti: “ Capii subito che erano ritrovamenti interessanti e così cominciai ad appassionarmi alla ricerca e al recupero dei fossili. Quando riaprì la miniera di Pietrafitta, ritornai al mio lavoro con la qualifica di assistente Capo Turno di miniera. Lo feci con un altro spirito, con l'occhio sempre fisso sui banchi di lignite dove lavorava la macchina escavatrice per individuare qualche resto fossile.”
Le ligniti di Pietrafitta sono parte della successione del Bacino di Tavernelle che circonda l'alta valle del fiume Nestore, nella parte centro-occidentale della Regione Umbria.
La deposizione delle ligniti ebbe inizio durante il Pleistocene inferiore, probabilmente in seguito ai movimenti tettonici che causarono l'elevazione del delta del paleo Nestore e la conseguente formazione di molti piccoli bacini caratterizzati da facies di acque dolci stagnanti.
I depositi lignitiferi sono in gran parte costituiti da materiale erbaceo, tra cui predominano i rappresentanti delle famiglie Cyperaceae e Graminaceae. Il paleoambiete deposizionale, era probabilmente costituito da aree paludose, sviluppate ai margini di un bacino lacustre e caratterizzate da un'abbondante produzione di materiale organico (marshland).
Verso la fine del Pleistocene successive attività tettoniche causarono la fine della sedimentazione palustre e l'inizio di un ciclo erosivo.
I depositi organici di Pietrafitta hanno restituito numerosi resti fossili di vertebrati, invertebrati, macroflora e materiale pollinico. I mammiferi rappresentano attualmente la parte più cospicua della collezione, con una grande varietà di specie. Inoltre, sono abbondanti i resti di varie specie di uccelli, tra le quali ricordiamo in particolare Anatidi del Genere Cygnus e Somateria, e di rettili (ad es. Emys orbicularis) ed anfibi (Genere Rana e Bufo). Recentemente sono stati recuperati anche tracce e resti di insetti (Coleotteri, Odonati, Neurotteri e Lepidotteri). L'associazione a mammiferi può essere riferita all'Unità Faunistica di Farneta, Pleistocene inferiore (1,6 - 1,4 milioni di anni fa).